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l'8 per mille alla guerra Stampa
Scritto da Administrator  

Italia: spesi 1,3 miliardi a Baghdad

di M. Rog.

su Il Sole 24 Ore del 23/08/2005

ROMA. Circa un miliardo e trecentomila euro. È questo il conto della missione italiana in Irak. Almeno fino a tutto il 2005. Per il prossimo anno infatti il Governo dovrà stanziare nuove risorse per la partecipazione all'operazione "Antica Babilonia", come per altro avviene puntualmente ogni sei mesi da quando, all'inizio dell'estate del 2003, è stato dato il via all'invio dei nostri militari. Una presenza, quella in territorio iracheno, che costa mediamente 500 milioni l'anno. Nel 2005 si è superata quota 525 milioni, di cui quasi 235 per il secondo semestre (218 per la sola componente militare), rifinanziati dal decreto approvato dal Parlamento poco prima della pausa estiva. E, dalle relazioni tecniche della Ragioneria generale dello Stato ai cinque provvedimenti che hanno fin qui finanziato la missione, emerge che quasi tutta la "dote" viene assorbita dalle operazioni militari vere e proprie: del miliardo e trecentomila euro complessivamente stanziati, poco più di 90 milioni sono stati destinati agli interventi umanitari e di ricostruzione.
Cinque finanziamenti. Dal giugno 2003 il Parlamento ha approvato cinque finanziamenti della missione. In occasione dell'ultimo sì il Governo, alla luce dell'annunciato no dell'opposizione alla presenza italiana in Irak, ha optato per un decreto ad hoc invece di un decreto omnicomprensivo per tutte le missioni internazionali in cui sono coinvolti i nostri soldati come invece era accaduto in precedenza. Per le voci militari si è partiti con poco più di 230 milioni di euro (nel secondo semestre 2003), si è poi scesi a meno di 200 milioni per i primi sei mesi del 2004. Nel secondo semestre dello scorso anno si è risaliti a quasi 290 milioni. Quest' anno sono stati stanziati 273 milioni fino a giugno (più 18,8 milioni per interventi umanitari e di ricostruzione) e meno di 220 milioni per il secondo semestre (cui si aggiungono 19 milioni in chiave umanitaria).
Il costo di uomini e mezzi. La spesa maggiore è quella riguardante il personale. Dalla relazione di accompagnamento all'ultimo decreto approvato emerge che la presenza (stimata) di 3.252 uomini per attività diretta o indiretta in Irak negli ultimi sei mesi di quest'anno occorrono quasi 118,5 milioni di euro sui 218 milioni di costi militari complessivi. Nei documenti allegati ai vari decreti sono contenuti anche i costi di "esercizio" e manutezione dei mezzi impiegati. Ad esempio, all'inizio dell'anno il costo giornaliero per l'utilizzo degli elicotteri Mangusta era stato stimato in 27mila euro al giorno.
Le missioni all'estero. L'accresciuta presenza dei militari italiani in missioni internazionali Onu e Nato che spaziano dall' Afghanistan fino al Kosovo, ha fatto lievitare rispetto alla fine degli anni '90 i costi per le missioni all'estero. Quest'anno complessivamente si arriverà quasi a quota 1,2 miliardi di euro: 611,2 milioni sono stati stanziati per i primi sei mesi dell'anno e quasi 581 per il secondo semestre. In totale, secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della Difesa, all'8 agosto risultavano impegnati 10589 miltiari italiani in 28 missioni all'estero. Altri 2500 soldati sono coinvolti in iniziative sul territorio italiano contro il terrorismo internazionale.


L'8 per mille finanzia la missione in Iraq

di P. B.

su La Stampa del 24/08/2005

Utilizzati i fondi che dovrebbero essere destinati a interventi umanitari e alla cultura

ROMA

La missione militare Ìtaliana in Iraq costa 500 milioni di euro l'anno, a fine 2005 il conto complessivo che il contribuente avrà pagato dall'inizio dell'intervento sarà di circa un miliardo e trecento milioni di euro. Sono i dati contenuti nelle relazioni della Ragioneria generale dello Stato ai provvedimenti di finanziamento per "Antica Babilonia", analizzati dal "Sole 24 Ore". A quelle cifre andranno poi sommate le spese da prevedere per il 2006. Forse non tutti sanno che la bolletta per le missioni viene pagata, in piccola parte (80 milioni l'anno, pur sempre una cifra rilevante), con la quota di 8 per mille che i contribuenti italiani destinano allo Stato, per interventi umanitari e per la conservazione dei beni culturali, il che non manca di fomentare polemiche: Rifondazione chiede di «azzerare quelle spese», l'Arci parla di «travestimento umanitario» dell'occupazione militare. Ma Gustavo Selva, di An, replica: tutto legittimo.
Nel complesso degli stanziamenti per l'Iraq, gli interventi umanitari e i fondi per la ricostruzione irachena assommano a circa 90 milioni di euro: all'incirca il 7 per cento del miliardo e trecento milioni speso dalla partenza dei primi soldati. Per il 2005 la missione militare è stata finanziata con 273 milioni nel primo semestre e meno di 220 milioni nel periodo giugno-dicembre. Gli interventi umanitari e di ricostruzione sono stati fmanziati con 18,8 milioni nel primo e con 19 milioni nel secondo semestre. «Questi dati lo confermano, è una spesa che deve essere azzerata, non c'è un impegno reale di tipo umanitario», attacca Gigi Malabarba, capogruppo di Rifondazione al Senato. «Questi numeri - polemizza a sua volta Paolo Beni, presidente dell'Arci - sono la conferma evidente di un fatto molto grave, che noi denunciamo da tempo: la missione in Iraq non è una missione umanitaria ma la partecipazione del Paese all'occupazione militare, oltretutto alle dipendenze degli alleati, senza che questo sia mai stato deciso dal Parlamento e tantomeno condiviso dal popolo, che anzi si è opposto con un grande movimento contro la guerra».
«Nella prossima Finanziaria - aggiunge Malabarba - bisognerebbe prevedere una riconversione di quella spesa, ritirando le truppe dall'Iraq e anche dall'Afghanistan, e utilizzando quei fondi per evitare di ammazzare pubblico impiego, welfare ed enti locali, che rischiano di pagare il prezzo più alto ai tagli che prepara il governo».
Ma le missioni militari all'estero sono cresciute nel numero e nei costi negli ultimi anni, e vengono fmanziate in parte con 1'8 per mille dell'Irpef. La legge sull'8 per mille del'Irpef, che risale al 1985, prevede che i fondi che i cittadini destinano allo Stato vengano usati per alleviare la fame nel mondo, per le calamità naturali, l'assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali. Nella Finanziaria 2004, 80 dei circa 100 milioni della quota statale sono stati destinati alla sicurezza e alle missioni italiane all' estero.
Per Gustavo Selva di An, presidente della Commissione Esteri della Camera, «nella condizione attuale quelle missioni umanita¬rie sono tese ad aiutare popolazioni che soffrono spesso oltre che per la mancanza di sicurezza, anche per la fame, il bisogno di acquedotti, scuole e ospedali. E' giusto informare i cittadini della destinazione di quei fondi, ma si tratta di fmalità coerenti all'ispirazione della legge sull'8 per mille». Di parere radicalmente opposto Beni, che accusa: «C'è un tentativo da parte del governo di legittimare avventure militari che non sarebbero possibili con le leggi attuali, e allora vengono travestite da operazioni umanitarie. In questo l'Afghanistan è simile per certi versi all'Iraq, e lo fu in qualche modo anche la partecipazione (decisa dal governo D'Alema, ndr) alla missione in Kosovo». Insomma, per il presidente dell' Arci è "molto grave che tali missioni siano fmanziate attingendo a quei fondi che la legge aveva destinato a ben altri fini".


Doppia beffa: l'8 per mille va alla guerra

di Marco Sferini

su redazione del 24/08/2005

Ci sono un miliardo e trecento milioni di ragioni per affermare che il governo Berlusconi ha violato la Costituzione repubblicana (oltre alle ragioni che in questi anni abbiamo sempre elencato, e non sono di meno...): è una cifra a cui si è arrivati dal 2003 ad oggi, cumulando le spese sostenute dall'Italia per portare aiuto agli "esportatori di democrazia" americani e inglesi. Ora, sarebbe giusto pensare che, se Berlusconi avesse il vizio di dire la verità ogni tanto, essendo le nostre truppe in Iraq per aiutare la popolazione a ricostruire case, ospedali, scuole, strade, acquedotti e linee elettriche, la maggior parte di questo investimento in euro sia stato adoperato proprio per ciò. Un fondo umanitario, dunque. Come la guerra è stata costruita ad arte per accaparrarsi risorse petrolifere ed economiche a vantaggio delle potenze occidentali, così tutto quello che ne consegue è una menzogna sempre più grande. Ed è impossibile ricercare una qualsiasi torsione di verità in un mare di falsità e pazzia, dolore e rabbia, futuro costruito su un presente e passato dettato alla più vile ipocrisia umana.
Un miliardo e trecento milioni di euro sono sino ad ora andati ad ingrassare le rotelle dentate dei carri armati, a portare casse e casse di munizioni fresche alle truppe liberatrici, a portare anche quel petrolio che stiamo rubando agli iracheni da oltre due anni.
Solo novanta milioni di euro sarebbero stati impiegati per "interventi umanitari" e di ricostruzione.
Il resto, per l'appunto, va tutto in costi di uomini e mezzi militari. La riflessione che vogliamo fare è duplice, così come non è univoco il significato di queste cifre: non c'è unidirezionalità nella spesa militare di cui stiamo parlando. Soldi pubblici (in gran parte provengono dai vostri versamenti dell' 8 per mille allo Stato...) che vengono sottratti alle casse dell'erario con lo scopo di perpetuare la nostra presenza illegale ed immorale sul territorio di uno Stato sovrano che è stato arbitrariamente invaso e depredato: una presenza che, a dire il vero pochissime volte, ci è stata mostrata come amica verso i civili iracheni e che è sostegno del disegno imperialista americano sul Medio Oriente. Soldi pubblici, dunque, che quindi oltre a finanziare una missione di guerra vanno a sottrarsi ai finanziamenti degli ultimi baluardi di resistenza dello stato sociale di questo nostro Paese (duramente attaccato dalle "riforme" di Berlusconi). Ecco il danno multiplo del finanziamento ad "Antica Babilonia".
I detrattori di ciò potranno sempre affermare che l'economia italiana ha comunque preso una china debole e che affanna nel tentativo di ricorsa del polo capitalistico europeo, e non solo, e quindi poco gioverebbe quel denaro speso per la missione irachena.
Ma così non farebbero che confermare come la discesa dei numeri sia in Italia che in altre parti del progredito Occidente è dovuta all'innesco della crisi internazionale, ancor prima dell'Afghanistan, e forse ancora prima del Kosovo, sino ai tempi della prima guerra del Golfo.
Non occorre essere comunisti per accorgersi della guerra in Iraq, tuttora presente: basta dare un'occhiata al prezzo della benzina...

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